Facebook e l'algoritmo dell'autodistruzione

Facebook e l'algoritmo dell'autodistruzione

Gli algoritmi predittivi ed autoapprendenti sono una delle più grandi innovazioni degli ultimi anni nel campo della somministrazione di contenuti sul web. Facebook, Google, Spotify e tantissimi altri servizi sfruttano le nostre azioni per cercare di offrirci contenuti – soprattutto pubblicitari – sempre più vicini alle nostre abitudini ed ai nostri interessi. E' bellissimo affidare a macchine e software l'incombenza di decidere cosa è meglio per noi. Il tutto sarebbe assolutamente perfetto e privo di problemi se non ci fosse una fondamentale ed incontrollabile variabile di funzionamento: l'essere umano.

L'esempio più evidente di questo difetto di fabbricazione è la bacheca di Facebook di ciascuno di noi. Tutti abbiamo diverse centinaia tra amici e pagine seguite. Sulla nostra bacheca però delle tonnellate di aggiornamenti che vengono pubblicati ogni giorno ne vediamo solo una percentuale minima. Questa selezione viene fatta da Facebook in automatico in base ad una serie di parametri, tra i quali le nostre preferenze in termini di Like, commenti, visite e condivisioni.

Consapevoli di questo, molti editori di contenuti anche importanti – quotidiani nazionali, realtà di riferimento, istituzioni – hanno iniziato ad utilizzare pratiche note come click-bait, ovvero acchiappa click: pubblicare notizie sensazionali, oppure teorie complottistiche, bufale varie, immagini di gattini, bambini o aggiornamenti a sfondo erotico-sessuale sembra essere la via più facile per ottenere tanti click sulle proprie pagine, con conseguente ritorno dal punto di vista pubblicitario.

Questo meccanismo però, dato che sicuramente molta più gente tende a cliccare la foto di una bella ragazza piuttosto che una foto di Renzi che parla con la Merkel, ha portato a situazioni in cui se su 10 aggiornamenti, 9 sono seri ed 1 è acchiappa click, venga visualizzato molto più spesso quest'ultimo, togliendo credibilità al mezzo ed invogliando gli editori a pubblicare sempre più news del genere rispetto a quelle serie "che tanto non clicca nessuno".

Ecco perché secondo me stiamo entrando in una spirale pericolosissima, un orizzonte degli eventi informativo dal quale ormai è quasi impossibile tornare indietro: ecco perché oggi sempre di più si sente dire che su Facebook si leggono solo cavolate e bufale. In realtà viene pubblicato anche moltissimo materiale serio ed interessante, che però si perde nell'inesorabile avanzata dell'algoritmo autoapprendente.

Siamo ancora in tempo per salvarci? Forse sì, nel dubbio abbiamo scelto una ragazza con gattino come foto di questo post.

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